Una locusta vive su questa terra da quando Zeus mise al mondo le Muse, le dee protettrici delle arti e delle scienze. A quel tempo la locusta era un uomo a immagine degli dei, che votò la sua vita a una delle Muse, chiamata Euterpe, dispensatrice di piacere e protettrice della musica.
Tutte le notti, in un bosco lontano dal suo villaggio, l'uomo si appoggiava a un enorme albero e cantava. Cantò per anni senza parole ma a bocca spalancata, emettendo fiato fino a che l'alba non sopraggiungesse. Euterpe era incantata dalla sua voce, che l'uomo emetteva soltanto per lei, quando nessun altro sulla Terra nè sull'Olimpo poteva sentirli. Una notte la musa si fece trovare fra i rami di un albero vicino, e suggerì all'uomo di comporre qualche verso in parole e cantarlo alla stessa maniera. Sopraffatto dalla voce di Euterpe, l'uomo obbedì, e da quella notte cominciò a cantare versi sulla sua musa, immaginandola regina dei cieli e adorata e rispettata da tutte le divinità. Cantava di una dea che togliesse la voce a tutta l'umanità, e solo lui potesse deliziarla con la sua voce e la sua poesia.
Accadde allora che tutti gli animali del bosco, nonostante amassero anche loro ascoltare di nascosto quella musica, si sentissero gelosi di Euterpe e dei desideri dell'uomo, e cominciarono a disturbare le sue canzoni. I loro suoni erano stridenti, ma non riuscivano a interferire con i canti celestiali dell'uomo. Una notte lo assalirono, saltandogli in gola per cercare di fermarlo. E ci riuscirono. Euterpe venne allora nel bosco per scoprire cosa avesse interrotto quella musica, e vide il suo cantore preda delle creaturine animali. Una di queste, un usignolo che era stato la voce incontrastata della foresta prima dell'arrivo dell'uomo, si avvicinò alla musa. Si rivolse a lei urlando con la sua voce melodiosa un ricatto disperato: se voleva che l'uomo vivesse, doveva trasformarlo in un animale come loro, in modo che continuasse sì a cantare, ma non più divinamente come aveva fatto fino ad allora.
Euterpe pensò che l'uomo non le servisse più, se non poteva cantare per lei, così si allontanò triste dalla foresta, lasciando il povero uomo fra gli artigli degli animali del bosco. La scena non sfuggì allo sguardo di Zeus. Il re degli dei non poteva permettere che un uomo morisse senza averne colpa, così fu lui a trasformarlo in un animale, una locusta. Poi punì Euterpe: non sarebbe mai più nato nessuno al mondo capace di cantare come l'uomo che lei aveva lasciato morire.
Le notti successive la locusta tornò allo stesso albero nella stessa foresta, per cantare ancora della sua musa, ma la sua musica non era più la stessa. Il suo sfregare le zampe e le ali non poteva essere confrontato con quello che era la sua voce da uomo.
Non tornò più alla foresta.
Molti millenni dopo, gli uomini inventarono gli strumenti musicali.
La locusta, che viveva ancora, ne ascoltò gli splendidi suoni e ne restò incantata. Ormai aveva dimenticato la sua voce, ed era felice che gli uomini non solo continuassero a cantare, ma producessero musica con strumenti diversi.
Fu una notte che ascoltò il suono di un violino. Lo suonava un uomo che viveva lontano dalla sua città. La sua musica ricordò alla locusta i tempi in cui cantava per Euterpe. Il ricordo la straziò, e istintivamente suonò il suo lamento con le zampette. Il violinista si interruppe per ascoltarlo, e si appuntò alcune note su un foglio di carta. La notte successiva, il violinista suonò quelle note. La locusta fu sorpresa di riascoltare il suo stesso lamento con il suono di quello strumento prodigioso. Così, quella notte, la locusta partì con un nuovo canto, e il violnista si interruppe e si appuntò quella melodia. La loro tacita collaborazione durò parecchi anni, finchè l'uomo, una notte, mentre la locusta 'suonava', posò il violino e intonò una canzone. La locusta si avvicinò, perchè non gli parve vero. La voce che ascoltava era identica a quella che aveva un tempo. Anche il violinista si stupì, perchè di giorno non aveva quella voce. Cantava così soltanto quando in sottofondo udiva lo stridere delle zampe della locusta, e senza che se ne accorgesse, il violinista tesseva le lodi della musa Euterpe. Qualche notte dopo, Euterpe apparì davanti al violinista, e pianse di gioia, perchè si era rassegnata all'idea che nessun altro uomo sarebbe mai nato con una voce pari a quella dell'uomo che fu la locusta.
La locusta provava rancore per quella dea sgualdrina, ma a rivederla si commosse, e continuò a ispirare al violinista le parole d'amore per Euterpe.
Purtroppo l'uomo violinista non era eterno come la locusta. Il giorno che morì, la locusta continuò a stridere le sue zampe. E nei secoli successivi, della dea nessuna traccia.














Comments
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Elikrotupos, la scimmietta situazionista!
[Elikrotupos.com]
Attento anche ai tempi: l'imperfetto ha un valore atemporale che fai bene a sfruttare, ma abusarne avvicina la prosa al discorso parlato con conseguenze deleterie.
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Sogno degli Eterni
Signore delle Realtà Credute
sono cose che tengo in considerazione, anche perchè me lo dicono sempre:
- lunghezza dei periodi: una volta erano troppo lunghi, adesso ci faccio più attenzione ma esagero e sono troppo corti
- imperfetti&
- la monotonia: boh... tendo a scrivere come se recitassi quello che penso, come se avessi davanti qualcuno da tenere sempre incollato al mio discorso... non è bene, in effetti...
e ovviamente, senza rilettura... cmq, mi pento e spero di non ricadere negli stessi errori, come però faccio sempre .-.
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Elikrotupos, la scimmietta situazionista!
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